martedì 14 aprile 2015

VISIONI #4 - Ratcatcher - Acchiappatopi


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Inizia tutto meravigliosamente bene: la prima scena, quella dei titoli, con Ryan avvolto nella tenda, al rallenti, è molto più di un presagio, è l'inizio di una sensazione, di un mondo nuovo; siamo catapultati nel soffocante, nella puzza, nello sporco, nella Glasgow dello sciopero dei netturbini, 1973. E poi, subito dopo, c'è il trasferimento del ruolo di protagonista, che mi ha fatto impazzire, da Ryan a James, da James al pubblico?, ed è incredibile; come se la Storia cadesse addosso al ragazzo, come succede nella realtà, insomma. E poi lui corre, le scale, l'abbraccio con la madre, le buste della spesa, la madre ha visto un corpo sulla riva, pochi istanti prima, "Credevo fossi tu". Ciao.


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Dopo questo inizio pazzesco, qualche minuto di assestamento e ci troviamo in quello che è un classico coming of age, si dice così, ma caratterizzato da un linguaggio filmico estremamente personale, senza dubbio; è quello della qui esordiente Lynne Ramsay (...E ora parliamo di Kevin). Estremamente particolare, è vero, ma anche, in questo caso, narrativamente piuttosto prevedibile. Che, ci mancherebbe, non è assolutamente un difetto, la storia, Storia, non può evitare di ripetersi, ed è infatti il come, la maniera, a risultare affascinante. Ci sono scene meravigliose, incasellate una dopo l'altra, a comporre il quadro di una favola atipica, laida, destrutturata. La scena della vasca da bagno, con Anne Marie e James, ovvero il tentativo di pulirsi dallo sporco che soffoca tutto e tutti; quella del ballo mamma-figli-lollipop, un idillio improbabile, imprevisto ed infatti spezzato. E poi, la corsa nel campo di grano, il viaggio in bus alla ricerca della bellezza, anche e solo esteriore, e parte Nick Drake, il dettaglio del cono gelato, il ballo dei genitori di James, e parte Frank Sinatra. E, oltre al laido, l'incomunicabile generazionale: non si inventa niente, è vero, ma mi ha distrutto, spezzato, vedere il padre dire a James, poco dopo la morte di Ryan, "Non ce l'hai qualche amico?".

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L'incomunicabile che conduce al gran finale, all'onirico, alla fine dei desideri. Quello che non mi ha convinto: l'evoluzione psicologica di James, rallentata, dilata, e poi quasi affrettata, in occasione della chiusura, nella scena del litigio con il padre; la narrazione ad episodi, a costruzione, a turni, tutti funzionali singolarmente, slegati nella riuscita complessiva. Un film imperfetto, ma con carattere, particolarità, importanza.

7,5

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