martedì 16 febbraio 2016

DAL BASSO#13 - Amuck! - Alla ricerca del piacere - Silvio Amadio - 1972


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Amuck!, Alla ricerca del piacere e infiniti altri titoli, film del 1972 di Silvio Amadio ha una fama di cult cresciuta nel corso degli anni; molta di questa notorietà è dovuta alla favolosa scena in slow motion del rapporto saffico tra Rosalba Neri e Barbara Bouchet.

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Scena favolosa, giustamente, oggettivamente (ah ah ah, come se potesse esistere l'oggettività), in cui emerge tutto ciò che il film ha da offrire: un'atmosfera ambigua e sensuale, una grande attrice (la Neri) ed una mediocre (la Bouchet, anche se forse è solo un'idiosincrasia personale), un pizzico di mistero e una pessima colonna sonora. E quindi è evidente anche quello che è il grande difetto del film: la totale assenza di coraggio, inteso come vero coraggio. Non si vede niente, non si osa niente; la perversione è più esplicita che manifesta in scena, l'ambiguità è banale e nemmeno tanto seducente. Per fare un esempio, siamo lontani anni luce dall'atmosfera di Performance, l'incredibile film di Roeg, dal suo fascino perverso e profondo e marcio e wow!; la decadenza e la corruzione che Farley Granger richiama in una delle scene del film (paragonandole, poeticamente, allo specchiarsi di Venezia nell'acqua, e quindi al rovescio della bellezza, anche se sempre bellezza è, no?) sono solamente evocate, quasi come se dicendo una cosa questa comparisse. No alla colonna sonora, dunque, anche se a mio malincuore ho visto un VHS in cui l'audio non era al meglio, perché incapace di discostarsi dalla banalità del sensuale fuori luogo / misterioso ma con leggerezza. Le scene notevoli (o almeno piuttosto notevoli) ci sono: bella quella della cantina e la necessaria ricerca di un gotico à la Poe o forse semplicemente alla Bava; bella, anche se al limite del ridicolo involontario, quella della novella (finta) medium Rosalba Neri con la finestra che si spalanca, il fucile che si sposta e morirari presto, evviva l'occultismo. Altre invece non sono all'altezza, quella delle sabbie mobili su tutte, per veridicità, per intensità, per regia (e la Bouchet ovviamente ci mette del suo).

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Il limite di Alla ricerca del piacere, il limite di Silvio Amadio, è la sua difficoltà nell'essere catalogato: laddove in numerosi casi l'atipicità e l'impossibilità di classificazione può essere un pregio, in Amuck! questa originalità manca quasi del tutto. Insomma, lo schema è quello classico, scomparsa-indagine-soluzione, del giallo all'italiana, anche se troppo spazio è dato alle scene di nudo casuali e inutili (anche se la scena lesbo è da ricordare e vince su tutto) che spezzano il ritmo e fanno perdere contatto allo spettatore con la vicenda. L'indagine manca totalmente, l'occultismo è d'accatto, quindi niente Argento, e dove è tutta la schiera di personaggi secondari, dove la violenza, dove il sangue versato? Bello il temporalone finale, e anche la mezza scena di violenza; purtroppo tutto è rovinato dalla stupidata della ferita al dito che è, indubbiamente, incommentabile. Siamo alla fine e anche se poco è difendibile nel film di Amadio, un sottile pensiero mi invade: e se tutto il film non fosse altro che la ricerca del piacere per lo spettatore, del piacere più recondito, e quindi l'anguilla, la scena lesbo, la scena etero, il nudo, il sangue, lo stupro, l'omicidio? E ancora, e se tutto fosse così perfettamente orchestrato da non mostrare bensì evocare, e lasciare il piacere al fruitore della visione, richiamandolo solamente? Come se tutto fosse solo una scoperta di sé invece che un mezzo brutto film. E poi, così, di colpo, il lucido pensiero si dissolve. Le immagini non mentono, mai, e non c'è niente di peggio che tentare di spiegare qualcosa prodotto da altri, abbasso la critica, evviva la critica.

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